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Chi Siamo

L’Associazione Italiana Cannabis Light (AICAL) è nata per promuovere la tutela e lo sviluppo di imprese e organizzazioni operanti nel settore della produzione, del commercio, dello studio e della ricerca relativa ai prodotti alla cannabis light e suoi derivati.

Fanno parte dell’Associazione, senza scopo di lucro:


Call the Dealer – CTD Srls

CBD Collection – Optima Srl

Cbweed Srl

Green Star distribution Srls

Hempire Italia SNC di Elvis Conti &c.

Hempmotive Srl

Il Germoglio S.S. Agr.

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

2087

Punti Vendita

6598000

€ di fatturato

151

Dipendenti e collaboratori

58.5

Ettari Coltivati

Storia ed evoluzione della normativa

In europa

Nell’originario quadro normativo comunitario – e successivamente europeo – la cannabis sativa rientrava tra le merci sulle quali era prevista l’applicazione di una speciale tariffa doganale comune. Nel 1968, una proposta di direttiva del Consiglio CEE, ha introdotto l’ipotesi di un sistema di certificazione delle sementi, ivi incluse quelle di cannabis sativa, che fosse in grado di assicurare un alto grado qualitativo dei prodotti provenienti da colture di piante oleaginose e da fibra.

Negli anni successivi la Comunità Europea ha introdotto una serie di regole volte ad accrescere la produzione agricola di canapa destinata al settore tessile. Tuttavia, l’incremento delle frodi registrato nella corsa agli aiuti comunitari, ha spinto il Consiglio e la Commissione della Comunità Europea ad introdurre, per la prima volta, limiti specifici alle concentrazioni di tetraidrocannabinolo (THC) presente nelle colture (Reg. CEE n. 619/71, come modificato dal Reg. CEE n. 2059/84).

Negli anni 2000 la necessità di ampliare e sviluppare ulteriormente il mercato agricolo interno europeo della canapa ha condotto all’emanazione di una serie di regolamenti volti da un lato ad incentivare la produzione di canapa, ampliandone l’elenco delle varietà ammissibili agli aiuti comunitari (Reg. (CE) n. 1529/2000), e dall’altro volti ad intensificare le misure di contrasto all’occultamento di colture illegali sia mediante la modifica delle norme in materia di metodi di rilevamento del THC (Reg. (CE) n. 1177/2000 che modifica il regolamento (CEE) n. 1164/89), sia mediante l’introduzione di un sistema unificato di certificazione delle sementi (Dir. 2002/57/CE del Consiglio). 

 

Se fino alla prima metà degli anni 2000, il legislatore comunitario ha concentrato la propria attenzione sulla produzione interna di piante e semi di canapa destinati al settore tessile ed industriale, nel 2007, nel quadro di una organizzazione comune dei mercati (OCM – Reg. (CE) 1234/2007), lo stesso legislatore ha ammesso l’importazione dei semi di canapa diversi da quelli destinati alla semina.

Da qui la disciplina comunitaria ha avuto rapida evoluzione con l’emanazione del Reg. (CE) 1122/2009, che ha modificato il metodo di determinazione di THC nelle coltivazioni e del Reg. (UE) n. 1307/2013che ha inserito le coltivazioni di canapa tra quelle destinatarie dei regimi di sostegno della Politica Agricola Comune (PAC), delegando alla Commissione il potere di adottare atti per stabilire le norme in materia di concessione di aiuti e la procedura per la determinazione delle varietà di canapa e per la verifica del loro tenore di tetraidrocannabinolo.

...e in Italia

In Italia, il recepimento e l’applicazione delle norme comunitarie ha trovato scarsissima applicazione. Di fatto, determinante è stata, nei primi anni ’90, l’emanazione del DPR n. 309/1990 di riordino della normativa sulla produzione, il commercio e l’impiego di sostanze stupefacenti, che ha inciso notevolmente sulle possibilità di coltivazione della cannabis sativa e delle sue sementi.

Alcune Circolari e alcuni Decreti Ministeriali, per lo più emanati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali già a partire dagli anni ’90, hanno tuttavia cercato di regolamentare il settore favorendone la crescita coerentemente a quanto previsto in Europa (ricordiamo, in proposito, la Circ. n. 734 del 2.12.1997, la Circ. 8 maggio 2002).

Nel 2009, il Ministero della Salute, sollecitato da numerose aziende nazionali, ha diffuso una circolare con la quale, sulla scorta della non pericolosità dei semi di canapa, giacché privi di THC, ne ha ammesso l’uso alimentare, ferma restando l’applicazione anche ai prodotti alimentari contenenti semi di canapa o derivati dell’art. 84 del DPR 309/90 sul divieto di propaganda pubblicitaria (Circ. Min. Salute del 22.05.2009).  

Tuttavia, la normativa che, in maniera inequivocabile, ha mostrato un’apertura al mercato della coltivazione, produzione e commercializzazione della cannabis sativa – in linea con il trend europeo – è la L. n. 242/2016 con la quale, per la prima volta, è stata ammessa anche in Italia la coltivazione di cannabis sativa, seppure entro limiti e con finalità circoscritti.

Di recente, tuttavia, oltre ai chiarimenti del Vice Ministro del MIPAAF con circolare del 22.05.2018 sull’applicazione della legge del 2016, il Ministero dell’Interno ha diffuso una propria Nota (Nota Prot. 2018/43586 del 20.07.2018) volta a frenare soprattutto la vendita delle infiorescenze per consumo personale.

Gli sviluppi…

La situazione odierna non è chiara e sono molte le istanze di chi vorrebbe definitivamente legittimare l’utilizzo della canapa sativa anche per fini diversi da quelli tracciati nella citata L. 242/2016.

 L’ordinamento si muove, tuttavia, in maniera disorganizzata tra repressione e autorizzazione di un fenomeno che certamente merita attenzione e tutela, tanto per la salute pubblica quanto per chi, nel rispetto di tale principio, svolga libere attività economiche.

... gli sviluppi

La situazione odierna non è chiara e sono molte le istanze di chi vorrebbe definitivamente legittimare l’utilizzo della canapa sativa anche per fini diversi da quelli tracciati nella citata L. 242/2016.FF

L’ordinamento si muove, tuttavia, in maniera disorganizzata tra repressione e autorizzazione di un fenomeno che certamente merita attenzione e tutela, tanto per la salute pubblica quanto per chi, nel rispetto di tale principio, svolga libere attività economiche.